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16/2/2006
 
 
Presentazione stamane della Mostra ``Romagna Futurista``

A quasi cento anni dalla pubblicazione del Manifesto futurista di Filippo Tommaso Marinetti (1909), la Repubblica di San Marino arriva per una volta con grande anticipo sui tempi ufficiali delle ricorrenze e delle commemorazioni e, bruciando la concorrenza italiana, dedica un ricchissimo sipario a quel rigoglioso ma semi-inesplorato filone del futurismo nazionale che vide la luce in Romagna nel secondo decennio del secolo e tra Imola, Lugo, Faenza e Ravenna, si alimentò con le opere di personalità del calibro di Ginna e Corra, Balla e Malmerendi, Dal Monte e Balilla Pratella,  (senza dimenticare il morcianese Umberto Boccioni, nato solo casualmente a Reggio Calabria). Spaziando, in questa spontanea e precoce ricerca della “prima ora della storia futurista”, dalla poesia alla letteratura, dalla pittura alla musica, dal teatro alla cinematografia, fino all’arte ceramica con le opere delle botteghe faentine di Riccardo Gatti e Mario Ortolani.

“Romagna futurista”, questo il titolo della mostra  che aprirà i battenti dal 14 aprile al 18 giugno al restaurato Museo di San Fratesco, è stata presentata stamani dal segretario di Stato all’Informazione e agli Istituti culturali, Giovanni Lonfernini, dalla direttrice del Museo di Stato, Francesca Michelotti, da Beatrice Buscaroli, docente di Arte contemporanea e curatrice artistica della ricerca, e da Giovanni Galassi, presidente della Fondazione San Marino, l’ente che ha sponsorizzato l’iniziativa. Proprio Galassi ha sottolineato come le sinergie tra pubblico e privato, se inserite in un quadro di stabilità politica e assistite da una serrata cooperazione istituzionale a più mani, possano sfociare in progetti di medio-lungo periodo di grossa rilevanza internazionale e comunque capaci “di far dilagare la cultura a San Marino”. Per il momento, in attesa che si concluda la paziente opera di ricerca di Beatrice Buscaroli, condotta con passione d’altri tempi, casa per casa in tutta la Romagna, tra i parenti e gli eredi degli artisti, le opere che verranno esposte nel Museo di San Francesco sono 108. Per la maggior parte quadri – una settantina -, ma anche manoscritti, lettere, romanzi, partiture, maioliche e ceramiche - come il famoso servizio da caffè di Giacomo Balla e il piatto con firma autografa di Marinetti -, provenienti dai musei di Rimini e Forlì, dalla Pinacoteca di Imola, dall’Archiginnasio di Bologna e da biblioteche pubbliche e collezioni private

Un grande sforzo organizzativo -  ha detto il segretario Lonfernini – “che premia la nostra continua ricerca di un’offerta culturale di qualità”.  E che coincide, ha ricordato Francesca Michelotti, “con la restituzione alla comunità sammarinese di un elemento fondamentale della sua identità culturale, come il Museo San Francesco”.

 


 

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