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17/7/2006
 
In Piazza Sant’Agata ``Anfitrione`` di Tito Maccio Plauto

 

 

 

 


Traduzione, adattamento e regia di Bruno Sacchini
musiche originali di Stefano Marcucci, costumi e scenografie di Micol Jonka Medda, maschere di Giancarlo Santelli.

 

In scena: Oreste Lionello e Vito, Barbara Lo Gaglio, Francesco Cordella, Sergio Macinelli.
Con il contributo della Fondazione San Marino.

 

 

Trama
Anfitrione ("Amphitruo") è l’unica commedia di Plauto a soggetto mitologico: Giove, invaghitosi di Alcmena, le si presenta sotto le spoglie del marito Anfitrione, impegnato intanto in guerra, e trascorre con lei una lunga notte d’amore. Mercurio accompagna Giove e sta di guardia, assumendo le sembianze di Sosia, servo di Anfitrione. Mentre Giove giace con Alcmena, ritorna però Anfitrione, che si fa annunciare da Sosia il quale, a sua volta, arrivato alla reggia, s'incontra con Mercurio suo alter-ego. Da questa situazione nascono una serie di inevitabili equivoci.


Commedia musicale con un cast di attori brillanti fra cui spiccano, come protagonisti assoluti, Oreste Lionello e Vito, rispettivamente nei ruoli di Anfitrione e del suo servo Sosia, per la prima volta insieme pur provenendo da esperienze artistiche molto differenti.
Una scatenata e divertente reinvenzione dell’Anfitrione Plautino in cui l’elemento comico della burla divina (Zeus che si traveste da Anfitrione per sedurne la moglie) non solo conserva la propria “vis Fliacica”, ma si complica col tema dell’identità perduta, rendendolo profondamente attuale.
Zeus, a forza di metamorfosi erotiche (cigno, toro, pioggerellina di marzo e così via, sempre per sfogare i propri istinti di nascosto da Giunone), non riesce più a capire chi è, esattamente come a Sosia viene il sospetto che il suo io sia un altro, cioè quel Mercurio che, prese le sue fattezze, a un certo punto cade anche lui nel vortice identitario.
Salvo che Sosia, il servo, è l’unico che riesce a mantenere la coscienza di sè proprio in forza delle bastonate che Mercurio gli propina, risultando essere il vero, frenetico motore-immobile d’una girandola finalizzata allo sbeffeggiamento della divinità.
Perché, come filosoficamente, anzi teologicamente proclama Sosia pestato a sangue dal Dio, “soffro, dunque sono”, stupefacente premonizione Dostojeskiana che solo il genio di Plauto poteva anticipare: cosa che la dice lunga sulla nobiltà d’un genere che solo molti continuano a giudicare minore rispetto alla tragedia.
Il tutto in una salsa, anzi in un intruglio linguistico, in cui la caratura dialettale si fonde con la cialtronesca nobiltà d’un verso che non disdegna né la rima interna né l’assonanza puzzona.
Perché la scurrilità e l’oscenità di Plauto non è incidente di percorso, bensì tratto distintivo della sua monumentale comicità d’artista.
Una messa in scena dinamica e frizzante, nel puro stile della commedia dell’arte, che garantisce il divertimento e la risata.

 
Domenica in Piazza Sant’Agata ore 21.30 "Anfitrione"


 

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